Silvana Loffredo: "Lo smartworking è per la persona e non abbatte la produttività"

Lo "sloworking" non è improduttivo e non è solo smartworking, ce lo racconta Silvana Loffredo

Silvana, cos'è Sloworking?
Sloworking è anzitutto il nome una realtà non profit nata alcuni anni fa con l'idea di promuovere forme di lavoro agile per favorire la conciliazione dei ritmi di vita e lavoro.

E poi cosa ancora?
Un approccio al lavoro che mette al centro la persona grazie all'ausilio di soluzioni tecnologiche e procedure che garantiscano il rispetto dell’orario di lavoro da parte dei dipendenti, la loro produttività il raggiungimento dei loro obiettivi.

Da quando esistete e come siete nati?
Siamo stati la prima realtà in Brianza ad affrontare il tema del benessere lavorativo in termini organizzativi e già nel 2016. Quando la legge sullo smartworking non era ancora stata approvata, noi già organizzavamo quella che probabilmente è stata la prima tavola rotonda sul tema, nel territorio. Allora sembrava che solo le grandi aziende come Cisco, Sap, Barilla potessero permettersi il lusso dello smart working. In realtà era il terreno culturale che non era ancora pronto. Sloworking invece ha sempre considerato la tecnologia unita alla libera professione una strategia di conciliazione vita lavoro sostenendo il diritto, delle donne in particolare, a non dover scegliere tra essere una buona madre o una brava lavoratrice.

E poi a un certo punto cos'è successo?
Col tempo la necessità di conciliazione lavoro famiglia si è fatta strada, è nata una sensibilità e oggi l’associazione conta circa un centinaio di aderenti, per la maggior parte liberi professionisti. La flessibilità degli orari e dei luoghi di lavoro, prerogativa della libera professione, è una risorsa indispensabile in tal senso.Noi gestiamo e animiamo un coworking a Vimercate, dove i soci professionisti hanno la propria sede di lavoro e si incontrano quotidianamente, mettendo a fattor comune esperienze e competenze.

Tutto questo cosa c'entra col Coronavirus?
Questi giorni hanno dato una spinta sull’acceleratore nel creare la cultura del lavoro agile, che è stato addirittura citato nei DPCM chiedendo che venisse agevolato in ogni modo. All'improvviso sono sparite tutte o quasi le barriere tecnologiche e ognuno si è accorto che abbiamo quanto serve già nelle nostre case: un pc, una buona connessione a internet e uno smartphone. Lo smart working non solo è diventato necessario, ma rappresenta l'unica possibilità di sopravvivenza per molte aziende che altrimenti si sarebbero completamente bloccate.

E' una soddisfazione vedersi riconoscere di aver ragione.
Fino a un certo punto. Avremmo preferito scoprirlo in un altro modo. Certo se nel mondo aziendale talvolta c'è ancora una certa diffidenza a lasciare il dipendente libero di lavorare quando e dove vuole, ormai tutti i dati ci dicono che è esattamente al contrario: il lavoratore responsabilizzato e soddisfatto produce di più in meno tempo. Ma noi abbiamo sempre creduto nella persona.

Un altro aspetto della vita lavorativa che è stato profondamente modificato dall'emergenza è quello della formazione.
Sì. Avevamo un fitto calendario di eventi formativi aperti a tutte e un percorso di incubazione di impresa per giovani e donne. Di necessità, virtù e anche la formazione si è spostata online. Tra l'altro in questo periodo il Ministero per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione ha avviato un'iniziativa interessante che si chiama "Solidarietà digitale" dove molte aziende hanno messo a disposizione strumenti gratuiti per favorire le attività da remoto, compresa la formazione online.

Sta funzionando?
Certamente. In generale molti si sono organizzati per erogare formazione a distanza e dare un'opportunità in più ai lavoratori. Anche nelle scuole si introducono innovazioni, visto che si sono dovute riorganizzare e anche gli insegnanti meno tecnologici, hanno imparato ad usare strumenti come classroom. Il sostegno alla persona si è spostato a distanza, online, proprio partendo dal luogo che serviva alla condivisione. Eppure non ci siamo fermati: il team di psicologi psicoterapeuti, coach, counselor e pedagogisti di cui ci avvaliamo ha organizzato uno sportello di ascolto gratuito per chi sta facendo i conti con l'isolamento, i figli a casa e la preoccupazione.

L'emergenza ci farà crescere?
Per noi di Sloworking, questi giorni non fanno altro che confermare quanto già avevamo intuito: è possibile portare anche nel mondo del lavoro un approccio "lento" che non significa "improduttivo" o "meno produttivo". Significa sostenibile, centrato sul benessere della persona e della famiglia come chiavi di successo professionale a medio e lungo termine.


Paolo Grisorio