Luca Viganò: fare insieme significa responsabilità e coscienza del compito che abbiamo

Carpenteria Viganò è una realtà nata verso la fine degli anni 60 in una delle tante “cantine” della Brianza, ad Arcore, con l’idea di poter produrre qualcosa di utile per il mercato. Nel tempo si è specializzata nella costruzione di pezzi monolitici di più di 100 tonnellate di peso, ha espanso la propria presenza al controllo di altre realtà del settore carpenteria pesante e guarda sempre più all’espansione internazionale. Permeati dallo spirito brianzolo del lavoro come compito e con la coscienza che prima o poi dovremo pur ripartire tutti, oggi Luca Viganò tende proteggere anzitutto i suoi collaboratori, primo elemento di cui è fatta l’azienda.


In questo tempo di smartworking, come rende agile il proprio lavoro una carpenteria pesante specializzata in grandi pezzi monolitici?
L’imprenditore è sempre smart, anche quando è gravato da mille problematiche perché alla fine ciò che conta è la relazione: con le banche con i dipendenti, con i clienti e i fornitori, devi esserci tu, perché questo alla fine è il lavoro dell’imprenditore, che è uno che non può stare fermo se non vuole soccombere. Il mio disegnatore e il mio saldatore sono insieme anche se uno è fermo a casa e mi chiama al telefono per sapere quando ripartiamo e l’altro a casa si è portato il computer per poter disegnare. Ognuno fa il suo o meglio "ognun al g'ha da fa la soa part" come diciamo in Brianza e ognuno concorre alla realizzazione di un progetto che è comune.

Quindi “ce la faremo”?
Come tutti vedo il momento come un grande difficoltà per questa restrizione di non poter fare tutto, è un momento che ricorda gli arresti domiciliari, ma la coscienza del nostro compito aiuta a superare la costrizione. Io credo che ce la faremo, ma non da soli bensì essendo di esempio gli uni agli altri partendo dalla coscienza di questo compito. La coscienza del sacrificio c’è. Da questa coscienza, compito e sacrificio appunto, ripartiremo.

Quali aspettative dal governo?
Più che dal governo ciò che mi aspetto è dai miei dipendenti, dal mio personale che già mi chiama e mi dice: allora, ripartiamo? Dal governo non mi aspetto tanto, non un aiuto economico intendo, ma che giunga una risposta concreta a questo nostro desiderio di fare. Che sia e si faccia sentire insieme a noi per fare sistema, questa parola che sa di azione di marketing ma che è anzitutto la diffusione e l’approfondimento della coscienza che ciò che si fa va a beneficio non di uno ma del Paese. Si renda cioè visibile il nostro impegno e la nostra capacità di reagire e di fare insieme facendo ciascuno il suo pezzo certi del lavoro di ognuno.

Concretamente come avete agito?
In azienda non si può pensare di non avere problemi, ci sono sempre. Ma io ho chiaro di cosa è fatta l’azienda: collaboratori, struttura, lavoro. Quindi abbiamo pensato a mettere anzitutto in sicurezza i dipendenti, con la cassa integrazione, e faremo il possibile per anticipargliela noi. Per quanto riguarda la struttura invece ci siamo messi in sicurezza ottenendo la sospensione delle rate derivanti dagli investimenti fatti in azienda e in questo abbiamo usufruito del sostegno delle banche che ci hanno dato ascolto con coscienza, ma solo per quanto realmente serve.

Questo cosa può generare?
Un messaggio di credibilità. Lo costruiamo noi aderendo con impegno al nostro compito, a sua volta deve essere sostenuto dalle istituzioni di modo che sia chiaro che il Paese dice al mondo: siamo qua per lavorare. Serve una promozione a favore di noi imprese dal livello istituzionale del paese nei confronti del mondo intero. In quale forma ci pensino loro.

Di cosa è fatta la credibilità?
Dell’esempio. Nell’accettare di svolgere il compito e vivere questo magnifico sacrificio ognuno essendo reciproco esempio gli uni per gli altri, dentro e fuori l’azienda. Mi aspetto dalle istituzioni che ci aiutino a riportare anche all'estero la credibilità del nostro Paese in ogni sua forma di lavoro.

Paolo Grisorio